La stanza dell’arte

La chitarra appoggiata a un angolo del muro. A portata di mano plettro, canzoniere e accordatore a soffietto. Un mobiletto basso, con appoggiato sopra il televisore. Dentro al mobiletto, tutti i miei film. Tranne alcuni, gli immancabili, i titoli sacri, impilati direttamente accanto alla tv. Per fare prima. A terra scatoloni pieni di libri. Ammassati uno sull’altro senza una logica apparente. Perché cercare un titolo non imponga un’operazione solo visiva, ma sia un togliere, rimettere, sfogliare, incasinare. Costringersi a tenere i libri fra le mani. Una scrivania. Il mio bambino, il portatile, sempre acceso e connesso con il mondo. Carta e penna ovunque. Un po’ di spazio per scrivere. E se ci sta, il lettore mp3 con le casse, che fanno andare continuamente la musica. Uno scatolone con i miei vecchi quaderni, i manuali di scrittura e i numeri di Writers Magazine. Un letto consumato dalla furia con cui si fa l’amore. Un letto in cui coricarsi fianco a fianco, chi legge e chi scrive, chi suona e chi ascolta, oppure a scrivere insieme. Alle pareti, vecchi poster appesi con lo scotch, fino a non lasciare neppure un angolo libero: paesaggi, locandine di film, stampe di quadri, fotografie. Un comodino con sopra riviste impilate. Neanche un orologio, perché il tempo lì dentro deve fermarsi. Un album da disegno e matite colorate. Scatole da scarpe piene di ricordi: scontrini, biglietti del cinema, biglietti del treno, fogli fitti di scrittura.

Una stanza in cui entrare senza scarpe e con i capelli sciolti. E possibilmente, se fa abbastanza caldo, anche senza vestiti.

La stanza dell’arteultima modifica: 2009-03-26T23:28:29+01:00da honey986
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