Che poi io mi chiedo…

Tutte quelle bare disposte una accanto all’altra mi hanno fatto riaffiorare alla mente un pensiero che faccio spesso. Si dice che le persone più attaccate alla vita siano quelle guarite da un brutto male, che hanno ‘visto il tunnel’, la morte in faccia. Io ne ho conosciuta qualcuna. Si dice che si comprende il valore di una persona che amiamo solo quando siamo sul punto di perderla. Si dice che solo dopo essere scampati a una tragedia, più o meno grande, si comprende cosa è veramente importante, per cosa vale la pena vivere, e si sviluppa quell’attaccamento alla vita che dovrebbe invece far parte naturalmente di noi.

E dunque mi chiedo: dobbiamo tutti guarire dal cancro, sopravvivere a un terremoto, o uscire da un qualunque pericolo, per capire che dobbiamo essere attaccati alla vita? Non potremmo invece fin da ora dichiarare il nostro amore alla vita, vivere davvero ogni giorno come se fosse l’ultimo, concedendoci di poterci guardare allo specchio senza rimorsi e senza rimpianti, vivendo sempre ciò che più ci rende felici, senza abbandonarci sempre ai mugugni, alla rabbia, alla tristezza, spesso per cose davvero banali?

Se non vogliamo farlo per quelle persone che sono morte, e per tutte le altre che ieri, oggi e domani ingiustamente e improvvisamente muoiono, facciamolo per quelle persone che dal punto di vista medico sono vive e in buona salute, ma che dentro sono più ‘morte’ di tante altre. E’ nostro dovere vivere per noi stessi, ma anche per loro

 

«Lei può ancora scegliere. Lei può ancora cambiare. Non si accontenti di sopravvivere. Lei deve “pretendere” di vivere in un mondo migliore, non soltanto sognarlo». (dal film ‘La finestra di fronte’)

Che poi io mi chiedo…ultima modifica: 2009-04-10T22:40:38+02:00da honey986
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