Rendezvous – parte II

Prosegue la copiatura delle mie riflessioni a proposito di uno dei miei ultimi racconti, Rendezvous

 

 

Epifania. Una parola che mi riporta con la mente all’ultimo anno di liceo, a quelle lezioni su Joyce che tanto mi hanno dato e che mai potrò dimenticare. Joyce è una delle tante promesse non mantenute che io faccio al mio intelletto esigente e assetato, tutti quei libri che mi riprometto di leggere ma che in tutta probabilità non leggerò mai. Ho letto pochi stralci di Joyce, ma quei pochi sono bastati alla mia mano per concepire nuovi modi di creare, alla mia mente per vivere nuove epifanie. Così è nato il racconto senza punteggiatura. Così è nato il mio dare un nome a quell’istante di assoluta, sconfinata chiarezza in cui i tasselli della mente magicamente si ricompongono, regalando un senso nuovo al mio tenere la penna in mano. Un gesto che da troppi anni avevo dimenticato.

E stamattina è successo. Dopo quasi tre mesi ho riletto il primo regalo che ricevetti da una persona speciale, un’improvvisazione teatrale ispirata a un racconto che per anni ho mal sopportato, e al tempo stesso un primo tentativo di aprire un varco per me in quel suo mondo di sogni e di sofferenze, di passione e di colori. Un mondo che ogni giorno sento sempre più anche mio. E rileggendo quelle righe ho rivissuto la mia epifania. La prima dopo anni.

Un nuovo inizio. Una nuova partenza. Una partenza che ho deciso di imboccare là dove tutto si era interrotto. E rivivere, riga dopo riga, la mia ultima, intensa epifania.

Come tutte le storie, anche questa è nata da un concatenarsi di pensieri, ricordi, impressioni. Il primo: la cronaca. Un macellaio, non ricordo di quale regione italiana, arrestato per aver avuto rapporti sessuali con una ragazza appena adolescente. E lui che, fra le lacrime, giura che la loro è un’autentica storia d’amore. E dalla cronaca si collega il ricordo: una professoressa americana, mi pare di educazione fisica, che anni fa è rimasta incinta da un suo alunno quindicenne. E anche loro giurano di amarsi davvero.

Pedofilia? Assurdità? O amore vero? Tante le domande che si affacciano, per tentare di darsi una spiegazione di fronte a storie come queste. Ma una sola forse è la risposta. E la risposta è una nuova domanda: chi siamo noi per giudicare ciò che attraversa il cuore delle persone? Chi siamo noi per avere la certezza che quei fatti siano derivati dalla cecità perversa di un pedofilo, piuttosto che dall’ingenuità di una persona innamorata?

Ed è proprio questo che ho voluto scrivere. Un racconto in cui non si giudica, un racconto in cui non si danno spiegazioni. Un racconto che semplicemente espone qualcosa che, perché no?, potrebbe anche accadere. Perché il terreno in cui germoglia l’amore non sempre è logico, non sempre è razionale. Perché come diceva non so chi, il cuore sente ragioni che la ragione non comprende. E sono partita da qui.

Rendezvous – parte IIultima modifica: 2009-07-27T22:53:41+02:00da honey986
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