Un nuovo corso

A volte basta una sola frase, buttata lì in mezzo a un discorso, e ti accorgi che mesi e mesi di sforzi sono serviti a qualcosa. Basta prendere uno scatolone pieno di cianfrusaglie vecchie di anni, come ho fatto questo pomeriggio, buttarne via il 90% e osservare estasiata il restante 10, pensando a come usarlo nella sua nuova destinazione. Una scatola di crema delle mani, il depliant di una vecchia mostra di fotografie, una boccetta di profumo, tanta carta su cui scrivere, un foglio ricco di pensieri che neppure si ricordava di aver scritto.

 

Ho iniziato servizio civile da quasi una settimana. Le parole sono sempre le stesse: curiosità, entusiasmo, aspettative. Poi c’è la definizione: è un lavoro o non è un lavoro? L’orario è ridotto, lo stipendio pure. L’impegno è essenziale. Di cosa si tratta allora? Un anno per riflettere, conoscere, guardarsi intorno, scoprire, farsi nuovi amici, e nel mio caso riscoprire che ho 23 anni e non c’è proprio nulla di male. Che se esco non devo correre in stazione e poi a casa come se il mondo ruotasse lì intorno. Che essere una blogger non è affatto male. Che il “tu e io” va oltre il tempo, lo spazio, le circostanze e le avversità. Che ogni giorno si può scoprire una nuova piazzetta, un nuovo negozio, una nuova galleria d’arte, o chiudersi in biblioteca e recuperare un libro che ho sempre sognato di leggere. Che niente è paragonabile ai cinema del centro storico, all’odore dei forni e delle pasticcerie e al tramonto sul mare. Che nessuno può farmi sentire inferiore senza il mio consenso (questa non è mia, è di Eleanor Roosevelt). E che non è mai troppo tardi per scegliere di vivere un po’ meglio.

Un nuovo corsoultima modifica: 2009-12-06T22:09:56+01:00da honey986
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